La storia del caffè

La storia del caffè è plurisecolare, e senza dubbio interessante: forse non tutti sanno che dietro una semplice tazzina vi sono tanti eventi che in un certo senso hanno contribuito a cambiare il mondo. Ecco come la pianta del caffè, da una piccola area dell’Etiopia, ha letteralmente ‘conquistato’ l’intero pianeta.

Storia del caffè

L’etimologia della parola “caffè”

Secondo gli studiosi le radici di questo termine vanno ricercate nelle lingue dell’Africa orientale e in particolar modo dell’Etiopia, dal momento che la pianta del caffè è originaria proprio di queste zone. Nella zona sudoccidentale dello stato africano vi è per l’appunto una regione detta Kaffa, un altipiano del quale la pianta è originaria (stranamente, però, nella lingua locale il termine utilizzato per la specie è “bunn”).

Ciò che si sa per certo è che per gli arabi il caffè era il cosiddetto qahwah, termine che deriverebbe da qaha, che significa “non avere appetito”: si riteneva infatti che la bevanda avesse la proprietà di diminuire lo stimolo della fame. Semplificando molto la questione si parte quindi dall’arabo qahwah, per poi passare al turco ottomano kahve, arrivando infine al termine ‘caffè’ che oggi tutti utilizziamo.

La storia del caffè e le sue origini

Sembra che la storia del caffè sia iniziata intorno al tredicesimo secolo, sebbene esistano delle leggende che la fanno risalire ad epoche anteriori (IX secolo), che tuttavia sono probabilmente infondate. Furono alcune popolazioni etiopiche a scoprire per prime le proprietà energizzanti del caffè.

Dall’Etiopia il consumo del caffè si diffuse poi in Egitto e in Yemen, e secondo gli storici le prime fonti realmente attendibili sul consumo regolare di questa bevanda sono quelle relative alle usanze dei santuari Sufi dello Yemen. Nel quindicesimo secolo, il caffè veniva infatti utilizzato dai religiosi per rimanere vigili durante le loro preghiere notturne.

La diffusione del caffè in Europa

Nel sedicesimo secolo il caffè raggiunse anche le altre aree mediorientali, la Turchia, l’Africa settentrionale e l’Iran, per poi diffondersi ad est negli stati asiatici e ad ovest nella penisola balcanica e in Europa (Italia compresa). Il primo europeo a descrivere questa bevanda, definendola col termine chaube, fu il medico e botanico tedesco Leonard Rauwolf. Correva l’anno 1583 e, mentre Rauwolf si trovava ad Aleppo, gli venne offerta questa bevanda. Egli la descrisse con queste parole:

“Una bevanda nera come l’inchiostro, usata per curare molte malattie, ed in particolar modo per quelle dello stomaco. I suoi consumatori la bevono al mattino, in una tazza di porcellana che viene passata da una persona all’altra. È preparata con acqua e con il frutto di una pianta cespugliosa detta bonnu”.

Grazie ai fiorenti traffici commerciali tra Venezia e l’Impero Ottomano, il caffè iniziò a diffondersi (venduto a caro prezzo) tra i nobili veneziani e fu così che approdò sul continente europeo. La prima ‘caffetteria’ europea nacque proprio nella città lagunare: era l’anno 1645.

Il caffè approda nel resto del mondo

La coltivazione di questa pianta ebbe poi una enorme diffusione sia nelle Americhe che in Asia, grazie soprattutto ai traffici commerciali delle Compagnie delle Indie Orientali britannica e olandese. Portati dal mercante Gabriel de Clieu i primi semi della pianta del caffè approdarono nei Caraibi, e precisamente in Martinica, nel 1720. Dopo cinquant’anni sull’isola vi erano già oltre 18 mila piante di caffè, e da qui la coltivazione di diffuse nel resto dei Caraibi e in tutta l’America centrale e meridionale. Il caffè arrivò in Brasile nel 1727, anche se la sua coltivazione divenne fiorente solamente dopo l’indipendenza del paese conquistata nel 1822.

Il caffè messo al bando

Nell’Africa orientale e nello Yemen, il caffè era tradizionalmente usato in cerimonie religiose che erano viste di cattivo occhio dalle chiese locali in quanto retaggi arcaici dell’era precristiana. Per questo motivo, la Chiesa etiopica bandì il suo consumo fino a quando salì al potere l’imperatore Menelik II d’Etiopia (1844-1913) che lo rese nuovamente lecito.

Questo divieto non fu certo il primo della lunga storia del caffè: una simile proibizione venne emanata anche dalle autorità musulmane nel 1511, a causa delle sue proprietà considerate eccessivamente stimolanti. Non molti anni dopo, nel 1524, per volere del sultano Selim I il divieto venne abolito.

Anche il mondo cattolico più ortodosso, intorno al 1600, aveva chiesto al Papa di mettere al bando il consumo di caffè poiché questa bevanda veniva considerata inaccettabile per un buon cristiano. La tradizione del caffè era infatti considerata come un’usanza degli “infedeli” musulmani. Tuttavia Clemente VIII si schierò a favore del suo consumo, e fu così che il caffè ebbe una sorta di nulla osta a diffondersi ulteriormente in Europa.

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